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Una Bologna livida e flagellata da piogge torrenziali che gonfiano i fiumi e nascondono i segreti. È qui che inizia “Un delitto bolognese” di Mariel Sandrolini, edito da Fratelli Frilli Editori.
La storia comincia con un corpo annegato. Sembra un incidente, una fatalità del maltempo. Un caso da archiviare in fretta per tornare all’asciutto. Ma il vicequestore Marra ha quel tipo di fiuto che non si spegne con l’acqua. E quello che sembra un tragico scivolone si rivela presto l’inizio di una partita a scacchi giocata su scala internazionale. La vittima non è un semplice sfortunato. Gestiva una ditta di abbigliamento, faceva la spola con Londra, muoveva soldi e passioni. Marra tira il filo e il gomitolo si srotola fino al Tamigi. Qui entra in scena la Femme Fatale di turno: Evelyn Barone. Top model. Bellissima. Irraggiungibile. La relazione tra lei e la vittima era passione, incontri fugaci, “senza vincoli”. Fino a quella telefonata nella notte che rompe l’incantesimo e fa sparire la ragazza nel nulla.
Il colpo di scena arriva da Londra, sotto il ponte di Southwark, trovano un cadavere. I documenti dicono “Evelyn Barone”. Caso chiuso? Scotland Yard vorrebbe dire di sì. Ma l’identità a volte può essere una maschera che si indossa e si toglie all’occorrenza. Evelyn non è morta. E allora, chi è la ragazza sotto il ponte?
